Tommaso Farina – Libero Milano

Le sorprese di via Piero della Francesca

La trattoria di confine, quella che costituisce una specie di oasi in mezzo allo struscio fighetto, è qui, all’inizio di via Piero della Francesca, o alla fine se preferite. 

L’avrete intuito: siamo a Milano, e abbiamo fattoil nome di una strada che è ormai una lunga sarabanda di localini, alcuni attendibili altri molto meno.

La sorpresa comunque è sempre in agguato .E sorpresa è spendere 40 euro per un pasto di quattro portate in una zona cosl modaiola, uscendone per giunta soddisfatti. «La prossima volta, se dici che spendi troppo, mangia a casa»: quante volte gli amici ve l’hanno detto, con un tono tra il canzonatorio e il paternalistico?

Beh, stavolta li accontentate. Il ristorantino dove dovete andare, anzi trattoria, si chiama A Casa Nostra. Sottotitolo: “alla vecchia maniera”. 

Un posto di donne, alla gestione, e di amici, ai tavoli.

Siamo quasi all’ angolo con via Procaccini. Il parcheggio potrebbe rivelarsi un dramma da non sottovalutare. Però, se ce la fate, giungerete alla vetrina.

Col caldo le portefinestre sono completamente aperte, e vedrete gente che mangia quasi sul marciapiede, con un contorno di  lucine che fanno pensare a Natale. Dentro, un’antica macchina del caffè, una chitarra, fotografie sbiadite dei Navigli, un fascino vintage che non sa di posticcio. 

Il bancone bar profuma di lunghi decenni di attività.

Posto di donne, si diceva: in cucina c’è Pinny Capuano, mentre in sala ecco Serena Stefanuto con.la compagnia e l’ausilio di una signora francese di nome Michèle che si occuperà di voi con tutta I’ attenzione che meritate.

In tavola, un menù divertente, proposto apposta su una carta fotocopiata, che cambia ogni settimana. Piatti che vanno dritti al punto, senza tacchi a spillo, quasi casuali e a prezzi umanisslmi

Partite con l’insalatina al pecorino, noci e pere; con un’elementare ma golosa bruschetta allo stracchino e pomodori freschi col Quartirolo con fichi e mele; con una selezione di salumi e formaggi, che già dalle 18.30 possono essere accompagnati anche solo a un aperitivo.

Un primo piatto meritevole sono le linguine di grano duro condite con pomodoro fresco e baccalà: una bella pomone, in una fondina tutta colorata, ma soprattutto un piatto che non rincorre modaiole mancanze di sapore, anzi è bello sapido come si conviene.

Alternative: risotto al Taleggio e Barbera; crema di ceci al rosmarino; gnocchi di patate con crema allo zafferano e prosciutto crudo croccante.

Se poi volete mantenervi sul #pesce veloce del Baltico”, potete proseguire con un merluzzo in umido, rosso, spinato perfettamente, con una “crema di patate” che si rivelerà essere un buon puré. Intriga la cotoletta alla milanese “cacio e pepe”.

Dietro la dizione Muovo in fagotto si nasconde la cara, vecchia omelette, farcita con Gorgonzola e spinaci.

Si finisce in dolcezza: strudel di mele con gelato alla vaniglia, crostata di albicocca, torta soffice con fichi e mandorle.

La carta del vini è anch’ essa essa su fogli semplici, e butta una proposta per niente scontata, neanche sul fronte del “vino della casa” che spesso dà dispiaceri. Vi stupirà una cosa: sembra che tutti i clienti si conoscano tra loro, tranne voi.

Probabilmente se ci tornerete più volte finirà che farete amicizia con qualcuno. 

Il posto predispone alla socializzazione, ma non alla maniera artificiale e viziosa di certi bar dove si pensa solo a bere e a rimorchiare. Il nome non è usurpato, pare di essere a casa di qualcuno. E il conto, si diceva è basso: 40 euro.